Archivio della Categoria 'Tristizie'

Vita da bauscia/la fine
(ho rimandato questo annuncio il più possibile, un po’ per evitare di dare sfogo a mie reazioni scomposte, un po’ per bassa scaramanzia)
Da lunedì torno a lavorare in pianta stabile a Torino.
L’evento cui anelavo da più di un anno si è verificato, come sempre succede in questi casi, inaspettatamente e repentinamente, grazie ad una non meglio identificata congiunzione astrale (o forse perché sia la mia società sia il cliente da cui lavoro piuttosto che rischiare che li piantassi in asso hanno cercato una soluzione che soddisfacesse tutti quanti, ma non diciamolo troppo forte).
A dir la verità, per quanto sia ovviamente stra-felice, non manca una punta di rimpianto: non avrò più scuse per la mia orsaggine :-P

(P.S.: ATM non si smentisce mai e come regalo di addio mi sta regalando una settimana di rotture di coglioni niente male)

The naked truth (A.K.A. “Amarezze”)

“E qual è il bilancio professionale di quest’ultimo anno? Su quali aspetti del tuo lavoro ti sei concentrato?”
“Sono diventato piuttosto skillato nell’ammazzare il tempo in ufficio senza dare troppo nell’occhio.”

Post ombelicale
(post ombelicale nel senso che è un post che è stato scritto guardandosi l’ombelico)

Mi sono rotto i coglioni di stare a Milano.
Non tanto per Milano in sé – che pure basterebbe e avanzerebbe – ma sono stanco di vivere accampato, per fare un lavoro che è, a tratti, pure mortificante, con la consapevolezza di aver buttato un anno nel cesso, professionalmente parlando, e senza avere nessuna prospettiva di cambiamento.
La voglia di piantare in asso tutto e tutti è sempre più forte, non fosse che ho un mutuo e delle bollette da pagare.

Vita da bauscia/Lamp(ugnan)o di genio

Sull’orlo di una crisi isterica alla vista dei ritardi surreali di trenitalia (treni così in ritardo da essere riportati in anticipo sul sito di trenitalia) mi è venuta un’alzata d’ingegno: ma perché non prendere un autobus autostradale? Non sapendo cosa mi aspettasse, mi sono presentato al terminal di Lampugnano in ampio anticipo per prendere quello delle 16.15, dicendomi che tanto ce ne sarebbe stato un altro alle 17.15, e nella tragedia più assoluta facevo sempre a tempo ad andare a prendere il treno come da piano iniziale. Nel terminal c’erano un po’ di persone in attesa, e una coda media di 5 persone agli sportelli. Gli addetti, gentilissimi. Ho fatto il mio biglietto – 8 euro – e sono salito sull’autobus, semivuoto. Vabbe’, il tempo di percorrenza è più elevato di quello del treno, e causa traffico prenatalizio impazzito a Torino ha fatto 20 minuti di ritardo. Però, se penso alle migliaia di persone accampate in Centrale e a quelle surgelate in piedi sui treni, semplicemente basisco.

A Typesetter’s granny

Buenos Aires lascia perplessi i torinesi come me. Non che a Torino non ci siano vie molto commerciali con negozi à la page, ma il fatto che in pochi metri ci sia più di un negozio della stessa catena, e che anche le catene più cheap siano rivestite da una patina fighetta solo per il fatto di essere nella capitale della moda italiana beh, mi fa apprezzare vieppiù l’understatement sabaudo. Questo comunque non mi impedisce di fare shopping, eccheccavolo.
Vicino a Buenos Aires c’è il proverbiale seminterrato da cui la SECca guarda il mondo – cosa molto ammirevole, visti i finestroni dai vetri traslucidi e le grate di protezione :-P
In un’atmosfera nicotinica, tra giganteschi monitor CRT, musica ad alto volume e Restaurant City la SECca mi mostra orgogliona la nuova macchinetta del caffè a cialde – lasciandomi in verità piuttosto tiepido, dal momento che non assumo caffè né niente che lo contenga, con l’eccezione del tiramisù. Dopo avermi illustrato la bizantina procedura utilizzata per stampare documenti word, ci incamminiamo verso la banlieue difficile milanese, ovvero Sesto San Giovanni, ex feudo di Penati (parolacce e ingiurie rivolte al PD a volontà). La stazione della metro di Sesto Rondò ha le pareti blu, non mi ero mai spinto così in là, ero arrivato al massimo al verde di Bande Nere o al marroncino-stronzo-tinta-unita di Uruguay. La nonna della SECca abita in un complesso di case popolari costruite intorno agli anni ‘50, al terzo piano senza ascensore. Io abolirei i terzi piani senza ascensore, anche perché pure qualcun altro ci abita, con mio grande disappunto – nel suo caso, inoltre, bisogna aprire 40 cancelli, superare il fossato con i coccodrilli mutanti e rispondere alle domande della Sfinge, prima di poter entrare in casa sani e salvi.
Dà da pensare il fatto che di solito gli appartamenti popolari, visti con gli occhi di oggi, appaiano ben progettati e quasi spaziosi.
Mi si dice che la nonna della SECca ha quasi novant’anni: beh, io farei la firma per arrivare a quell’età come ci è arrivata lei. La tavola è già imbandita, con il set piatto piano-piatto fondo, a cui viene ingiunto di aggiungere il piattino per antipasti. La SECca esegue, prendendo però dei piatti di un altro servizio, quello bello coi bordini d’oro. Ad un’altra ingiunzione la SECca esegue nuovamente, prendendo stavolta i piatti giusti, quelli da osteria che fanno pendant con gli altri.
È tutto molto buono (slinzega, minestra, gorgonzola di capra), ma non ho problemi ad ammettere di essere rimasto folgorato dal taleggio di latte crudo, accompagnato dalla mostarda di Cremona, di cui faccio innumerevoli bis, per la gioia delle mie coronarie.
In TV c’è Bondi con la faccia di un malato terminale di cancro. Essere fedelissimi di Berlusconi evidentemente non fa bene, e la telefonata di Fini non aiuta. Bondi risulta indigesto a tutti, perciò si finisce su Medicina Generale 2, la ficscion di Rai1. Da quel poco che ho visto, Medicina Generale ambisce ad essere l’ER de’ noantri. Notevole il logo che, volendo fare il verso a quello dei medici in prima linea, sembra piuttosto quello delle Giovani Marmotte. Mi chiedo come una poracciata di tale portata sia arrivata addirittura alla seconda stagione. D’altra parte sono anche 15 anni che mi chiedo come faccia la gente a votare Berlusconi. Forse sarebbe il caso di ammettere la mia limitata capacità mentale.
Verso le 11, affronto la traversata della metropoli tentacolare, sentendomi un po’ guerriero della notte. Peccato che la mia meta non sia Coney Island, bensì una traversa di via Sofonisba Anguissola. La prossima volta che qualche coppia di amici sarà in dolce attesa, proporrò Sofonisba come nome. Di certo è originale.

Vita da bauscia/Sai Baba
(primo post dopo un collasso del blog, rianimato da me medesimo)

Succede anche questo. Succede che sei in metro e, nella pausa tra una canzone ed un altra (powered by iPod(tm)), capti la conversazione tra un gruppo di sciure e senti le seguenti parole: “Sai Baba è una figura che mi affascina”.

Vita da bauscia/letture in metropolitana

Pare che i milanesi abbiano un attaccamento ossessivo-compulsivo nei confronti della lettura in metropolitana. Per carità, non c’è niente di male nel leggere sui mezzi pubblici, ma quando questo comporta il rischio di rovinose cadute o ti costringe a rifare la scriminatura del vicino con il taglio affilato della pagina di un free press mi sembra che qualcosa di strano ci sia. Mi viene anche da chiedermi se tutto questo leggere non sia una posa, visti i gusti dei milanesi quando si tratta di votare.
Stamattina, comunque, si è toccato l’apice. In mezzo ai già citati free press, molti best seller e qualche feltrinelli da radical chic, una tizia leggeva un libello intitolato “Dimore di charme”.

Vita da bauscia/Hypnos (e Thanatos)

La mia situazione lavorativa mi è così gradita sotto tutti i suoi aspetti – professionali, umani, logistici – che è da un po’ che faccio un sogno ricorrente che riguarda un mio precedente incarico, quando mi sembrava di stare come un topo nel formaggio.

Vita da bauscia/l'aperitivo aziendale estivo
http://www.milanodabere.it/milano/locali/innvilla.html

Il tutto si commenta da sé, solo due note a margine:

  • il dominio del sito… IL DOMINIO DEL SITO!!!
  • “notare l’eccentricità delle due enne, tre elle e l’accento sulla “a””: ma vafffancuulo (notare l’eccentricità delle tre effe e delle due u)

Spero che grandini.
Voi milanesi siete senza speranza. Quasi mi dispiacerebbe per voi, non fosse che la vostra fuffa tossica ha conquistato l’Italia, e io non ne posso più.

La Riunione Aziendale

Ho scoperto con orrore e raccapriccio che il 15 luglio ci sarà una Riunione Aziendale. Fino ad ora mi sono rassegnato abbastanza di buon grado al rito del Rinvigorimento dello Spirito Aziendale, tanto inutile quanto ipocrita per una società di consulenza i cui dipendenti non si conoscono tra loro e considerano colleghi le persone con cui lavorano ogni giorno, ovvero i consulenti di altre società.
Ma.
A parte che sarà il giorno dopo il concerto di Madonna – pensavo di entrare più tardi e dover uscire alle 16,30 per essere alla Riunione non farebbe un bell’effetto sul cliente – stavolta ho scoperto che oltre alla Presentazione ai Colleghi, all’Elenco dei Progetti, alle Prospettive Future, ci sarà pure il Giochino Stronzo di Gruppo all’Ammeregana.
Ho già un notevole carico di risentimento nei confronti della mia azienda e della situazione in generale. Anche il Giochino Stronzo di Gruppo all’Ammeregana no.
Non ce la posso fare.
Qualcuno mi suggerisce una scusa plausibile per tirare buca?