Buenos Aires lascia perplessi i torinesi come me. Non che a Torino non ci siano vie molto commerciali con negozi à la page, ma il fatto che in pochi metri ci sia più di un negozio della stessa catena, e che anche le catene più cheap siano rivestite da una patina fighetta solo per il fatto di essere nella capitale della moda italiana beh, mi fa apprezzare vieppiù l’understatement sabaudo. Questo comunque non mi impedisce di fare shopping, eccheccavolo.
Vicino a Buenos Aires c’è il proverbiale seminterrato da cui la SECca guarda il mondo – cosa molto ammirevole, visti i finestroni dai vetri traslucidi e le grate di protezione ![]()
In un’atmosfera nicotinica, tra giganteschi monitor CRT, musica ad alto volume e Restaurant City la SECca mi mostra orgogliona la nuova macchinetta del caffè a cialde – lasciandomi in verità piuttosto tiepido, dal momento che non assumo caffè né niente che lo contenga, con l’eccezione del tiramisù. Dopo avermi illustrato la bizantina procedura utilizzata per stampare documenti word, ci incamminiamo verso la banlieue difficile milanese, ovvero Sesto San Giovanni, ex feudo di Penati (parolacce e ingiurie rivolte al PD a volontà ). La stazione della metro di Sesto Rondò ha le pareti blu, non mi ero mai spinto così in là , ero arrivato al massimo al verde di Bande Nere o al marroncino-stronzo-tinta-unita di Uruguay. La nonna della SECca abita in un complesso di case popolari costruite intorno agli anni ‘50, al terzo piano senza ascensore. Io abolirei i terzi piani senza ascensore, anche perché pure qualcun altro ci abita, con mio grande disappunto – nel suo caso, inoltre, bisogna aprire 40 cancelli, superare il fossato con i coccodrilli mutanti e rispondere alle domande della Sfinge, prima di poter entrare in casa sani e salvi.
DÃ da pensare il fatto che di solito gli appartamenti popolari, visti con gli occhi di oggi, appaiano ben progettati e quasi spaziosi.
Mi si dice che la nonna della SECca ha quasi novant’anni: beh, io farei la firma per arrivare a quell’età come ci è arrivata lei. La tavola è già imbandita, con il set piatto piano-piatto fondo, a cui viene ingiunto di aggiungere il piattino per antipasti. La SECca esegue, prendendo però dei piatti di un altro servizio, quello bello coi bordini d’oro. Ad un’altra ingiunzione la SECca esegue nuovamente, prendendo stavolta i piatti giusti, quelli da osteria che fanno pendant con gli altri.
È tutto molto buono (slinzega, minestra, gorgonzola di capra), ma non ho problemi ad ammettere di essere rimasto folgorato dal taleggio di latte crudo, accompagnato dalla mostarda di Cremona, di cui faccio innumerevoli bis, per la gioia delle mie coronarie.
In TV c’è Bondi con la faccia di un malato terminale di cancro. Essere fedelissimi di Berlusconi evidentemente non fa bene, e la telefonata di Fini non aiuta. Bondi risulta indigesto a tutti, perciò si finisce su Medicina Generale 2, la ficscion di Rai1. Da quel poco che ho visto, Medicina Generale ambisce ad essere l’ER de’ noantri. Notevole il logo che, volendo fare il verso a quello dei medici in prima linea, sembra piuttosto quello delle Giovani Marmotte. Mi chiedo come una poracciata di tale portata sia arrivata addirittura alla seconda stagione. D’altra parte sono anche 15 anni che mi chiedo come faccia la gente a votare Berlusconi. Forse sarebbe il caso di ammettere la mia limitata capacità mentale.
Verso le 11, affronto la traversata della metropoli tentacolare, sentendomi un po’ guerriero della notte. Peccato che la mia meta non sia Coney Island, bensì una traversa di via Sofonisba Anguissola. La prossima volta che qualche coppia di amici sarà in dolce attesa, proporrò Sofonisba come nome. Di certo è originale.
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Ho disattivato – disattivato perché non si può cancellare, a meno di, immagino, avvalersi della legge sulla privacy con raccomandata bla bla bla – il mio account Facebook.
Scusate, ma trovo semplicemente allucinante che qualcuno si senta in dovere di aggiungerti come amico solo perché avete un contatto in comune, o perché avete frequentato lo stesso forum, o perché boh. E non mi piace essere così rintracciabile, con nome e cognome in bella mostra.
Si vede che sono troppo 1.0.
Penso che me ne farò una ragione.
Ieri sera mi sono iscritto a Facebook. È da stamattina che ho un’estrema voglia di cancellare il mio neonato profilo. Gli do tempo fino a stasera, poi, se nel frattempo non avrò cambiato idea, passerò alle vie di fatto.
Una domanda mi sorge spontanea: ma chi caz…pita sono tutti ’sti tipi mai sentiti prima che vogliono aggiungermi come amico?
Boh, sarà che io ho un concetto di amicizia un po’ retrò per non dire passé, e l’idea di essere contattato da perfetti/e sconosciuti, per non parlare dei fin troppo bene conosciuti, con richieste d’amicizia mi perplime alquanto.
Sono orgoglione di annunciare che da ieri questo blog monta l’ultima entusiasmante versione – la 2.5.1 – di Wordpress sotto il cofano. Sopra il cofano la carrozzeria è rimasta grosso modo la stessa, a parte le modifiche dovute all’inevitabile decisione di rendere il template pienamente standard e quindi facilmente portabile per i prossimi aggiornamenti. Adesso finalmente funzionano anche i link agli archivi mensili e per categoria, presenti nell’header.
In caso di qualche comportamento anomalo prego i miei gentili (???) lettori di segnalarmelo.
Ah, può essere che prima o poi vi delizi con un template tutto nuovo e decisamente più malefico…
(ho già l’header e il nome: “toxic”, ovviamente in onore dell’omonima canzone di Britney
)

Nasce l’idea di organizzare un raduno, a cui non si prende neanche in considerazione l’idea di partecipare, salvo poi fare un colpo di testa (lo so, è ridicolo chiamarlo colpo di testa, ma bisogna considerare il tutto in relazione al soggetto).
Marzo 2000, Siena. Il soggetto di cui sopra è convinto che si tratti della prima e unica volta, che non capiterà più che dei perfetti sconosciuti decidano di macinare chilometri per incontrarsi, che si tratti di una congiunzione astrale irripetibile.
La convinzione si rivela clamorosamente sbagliata.
Tra concerti, raduni, radunini, incontri clandestini, gruppi segreti, amori, amicizie, amicizie delle amicizie, matrimoni e figli nascono dei rapporti solidi e duraturi.
Così duraturi che, quasi 9 anni dopo quel settembre e milioni di litri di acqua passata sotto i ponti, ci si ritrova a ridere col rischio di restarci secchi con alcuni loschi figuri, tra paesaggi toscani, latticini pugliesi e cialtroni assortiti.

Niente. Frenato dalle insicurezze di Panda, non sono riuscito a fare la mia scenata da fan isterica a SuzukiMaruti. Uffa.
Però… però, aspettando che la suddetta palla al piede si svegliasse e si degnasse di raggiungermi – io ho timbrato il cartellino alle 9.35, lei dopo le 11.30 – sono almeno riuscito a rendermi ridicolo con Zoro.
Già , son cose!
Oggi giornata WebDays con la fida Panda.
La sede è veramente fichissima, ovvero il Circolo dei Lettori, il contrasto tra la miriade di portatili, palmari, UMPC, SmartPhone e le sale seicentesche vale metà della manifestazione ![]()
Oggi ho assistito a ben 4 conferenze – in realtà solo una dall’inizio alla fine, per fortuna quella che mi è piaciuta di più: “Recensioni 2.0: misurare il successo di un prodotto editoriale attraverso l’analisi del passaparola online” tenuta dal bravissimo Vittorio Di Tomaso.
Poi temo che il mitico Suzukimaruti, relatore di “Settimo Cielo. Il blog anti Digital Divide”, se mi ha notato, mi abbia incasellato come stalker, perché non ho fatto altro che squadrarlo in attesa di rivelarmi come sua groupie domani.
Perché domani si abbandona la formula dei WebDays per passare a quella del BarCamp, con alcuni ospiti d’eccezione
e l’occasione sarà più propizia per fare coming out – e attribuirgli la responsabilità della mia virata al centro ![]()
Ah, dimenticavo: durante la conferenza “Il gruppo DieciCento e Torino di Flickr” (francamente un po’ noiosetta, con tanto di slide Web -1) due criminali nella fila davanti a me mi stavano guardando l’ultima puntata di Lost =:-O che ancora non avevo visto.
La nostra vulcanica ed effervescente Bandini – se non ci fosse bisognerebbe inventarla – ne ha combinata un’altra delle sue: il primo raduno torinese di aNobii, ovviamente al Pueblo. Potrei avventurarmi su un pippone sul web 2.0, sui fiumi di alcol che hanno sciolto la lingua – se ce ne fosse stato bisogno – ai partecipanti, sulla meraviglia del circolino, ma ve lo risparmio, e lascio parlare le foto, quelle della solita Panzy, e di Lord Lycaone, la mia carrambata della serata.





