Archivio di febbraio 2007

Il momento è grave

Sto ascoltando in loop “All I Want Is You”.

Santa Luciana Littizzetto/2

“Turigliatto, sai dove te le metterei le tue 800 rose?”
Poi, sempre più incontenibile, oltre un “teste di minchia” da antologia anche un “mestruo rivoluzionario” da applauso.

In tempi sospetti

Il mio tuttologo di riferimento finalmente rompe il silenzio sui fatti degli ultimi giorni.
Sottoscrivo anche gli errori di battitura.

In tempi non sospetti

Ecco cosa diceva il mio tuttologo di riferimento su Rifondazione.

Citando Michele Serra

I Cavalieri dell’ideale
SI CAPISCE, uno ha tutto il diritto di coltivare i suoi ideali integerrimi. E di sentirsi eletto dal popolo lavoratore anche se è stato spedito in Senato da una segreteria di partito. Uno ha tutto il diritto di rivendicare purezza e coerenza, così non si sporca la giacchetta in quel merdaio di compromessi e patteggiamenti che è la politica. Però, allora, deve avere l’onestà morale di non fare parte di alcuna coalizione di governo. E deve dirlo prima, non dopo. Deve farci la gentilezza di avvertirci prima, a noi pirla che abbiamo votato per una coalizione ben sapendo che dentro c’erano anche i baciapile, anche i moderatissimi, anche gli inciucisti. A noi coglioni che di basi americane non ne vorremmo mezza, ma sappiamo che se governano gli altri di basi americane ne avremo il triplo.
Invece no: questi duri e puri se ne strafottono della nostra confusione e della nostra fatica. Prima salgono sulla barca della maggioranza, poi tirano fuori dal taschino il loro cavaturaccioli tutto d’oro e fanno un bel buco nello scafo, per meglio onorare la loro suprema coerenza e la nostra suprema imbecillità. Un bell’applauso ai Cavalieri dell’Ideale: tanto, se tornano Berlusconi e Calderoli, per loro cosa cambia? Rimarranno sul loro cavallo bianco con la chioma al vento.
Repubblica
Sindrome di Tafazzi

Nel 1996, fresco 18enne reduce dal liceo classico più alternativo di Torino diviso tra i moderati di estrema sinistra e i progressisti anarchici, ancora convinto che la coerenza fosse l’unico faro da seguire, anche a costo dell’autolesionismo, ho votato Bertinotti. Dopo due anni, il suddetto Bertinotti ha fatto cadere il primo governo Prodi, che mi pareva stesse governando bene, per motivi a me imperscrutabili.
Mi sono vergognato come un ladro, e ho deciso che non l’avrei votato mai più.
Quasi una decina d’anni dopo, si ripete la scena, stavolta però il secondo governo Prodi è durato solo 6 mesi e rotti, ma si sa, la frenesia della vita moderna.
Ora, mi chiedo, è proprio così piacevole prendersi a martellate nei coglioni, pur di conservare la propria ortodossia, a costo di condannare se stessi e il paese ad un berlusconismo imperituro? Sinceramente la risposta la so già, ma vorrei concedere il beneficio della difesa a chi ha votato con convinzione PRC, PDCI e gli altri cespugli infestanti che hanno soffocato la pur stentata ripresa politica, economica e sociale del paese.

Privato è pubblico (stati d’animo)

Oggi mi sento come il governo Prodi.

Queer sunday

Non puoi dire di aver vissuto se non hai partecipato all’assemblea dei soci di un circolo culturale dove l’esposizione del bilancio viene fatta, con grande competenza, da una drag queen – Crudelia TheMoney, per la precisione.

Santa Luciana Littizzetto
Santa santa santa.

(è la prima che ha la faccia tosta di fare i nomi dei parlamentari sostenitori della famiglia tradizionale che poi sono divorziati e/o conviventi)

Mezze verità e grandi bugie (DICO reloaded)

Leggo or ora in questo articolo le dichiarazioni, anzi, il fuoco di sbarramento contro il disegno di leggina (chiamarla legge è fin troppo) sui DICO proveniente da chiunque abbia accesso ad un microfono od equivalenti all’interno della chiesa cattolica. La dichiarazione che mi ha colpito di più è quella di radio vaticana – quella che spara onde elettromagnetiche al di fuori di qualsiasi limite di legge facendosi ascoltare persino nei citofoni di chi ha la sventura di abitare nelle vicinanze delle antenne, per inciso.
“Porre accanto al matrimonio un altro istituto introduce fortissimi elementi di squilibrio perché le future coppie si porranno l’alternativa tra ricorrere al Dico o al Matrimonio. E questo scalfirà soprattutto il matrimonio civile, istituzione sociale che merita rispetto e tutela”.
Che dire? Di nuovo si stigmatizza la possibilità di scegliere, evidenziando che la chiesa non vuole dei fedeli pensanti, ma degli zombie pronti ad ubbidire ai comandi. Ma, mi chiedo, se davvero ad essere scalfito sarà il matrimonio civile, a loro che gliene frega?