Con grande tristezza e una spruzzatina di depressione, sono tornato a lavorare in un ex edificio dell’azienda di telecomunicazioni ex monopolista svenduto alla società che la controllava e per cui ora paga l’affitto, sito all’estrema periferia di Torino (leggi: in culo ai lupi). Vista la posizione decisamente eccentrica (leggi: in culo ai lupi), è praticamente l’unico edificio più alto di un piano in un raggio di parecchie centinaia di metri, e dal laboratorio al terzo piano dove faccio finta di programmare in java, dovrei godere di un’ottima vista della collina e delle montagne (facendo finta che la discarica immediatamente alla mia sinistra non esista). Uso il condizionale perché, anche oggi che il cielo è finalmente sereno, la collina e le montagne sono nascoste da una coltre di smog marroncino – come ha detto un mio collega immediatamente dopo il trasloco, mancano solo le vampate di fuoco e la tromba in caduta libera di Vangelis e poi sembra di essere nella scena iniziale di Blade Runner. Ogni volta che tolgo lo sguardo dal monitor e guardo fuori dalle finestre, mi sale la carogna. Mi sale la carogna perché per venire a lavorare senza usare l’auto devo prendere un autobus sempre strapieno e molto spesso in ritardo, e poi farmi un quarto d’ora a piedi lungo strade percorse soprattutto da mezzi pesanti, che ovviamente se ne fregano altamente di tutte le certificazioni euro-salcazzo. E, a dir la verità , più che per spirito ecologico, uso i mezzi pubblici perché non mi piace guidare e mi costa molto meno dell’auto (in realtà zero perché l’abbonamento mi viene rimborsato). Ecco, a tutti i politici e simili che continuano a fanfaronare di congestion charge, di sviluppo sostenibile e mutamenti climatici, consiglierei una volta nella loro vita di togliere l’onorevole deretano dall’auto blu, e di farsi un giro sul pullman, magari in ora di punta e su una direttrice che non sia la classica periferia-centro, possibilmente con cambio di linea. Poi vediamo se hanno ancora la faccia da culo di pontificare che non bisogna prendere l’auto privata quando di fatto non esiste un’alternativa praticabile – tacendo il fatto che la gran parte degli autobus, anche quelli nuovissimi, va a gasolio…
Archivio di novembre 2007
Well, not with Mr. java.lang.OutOfMemoryError. OOME is the most hideous, most sinister, most evil java.lang.Throwable you can encounter.”
Mi squilla il cellulare (numero visibile ma sconosciuto).
“Qui è la redazione di Lost (di primo acchito avevo capito ‘Loft’, pensavo ad una rivista di architettura/arredamento), stiamo cercando fidanzati per Saiyd”.
Ok, è Colei Che Non Si Può Nominare (ma di cui si può fare il nick: Genzy
)
“Auguri!” “No guarda che è domani” “È il 14!… ah cazzo oggi è martedì” “Appunto, oggi sono ancora 29enne” “E io che ero convinta che fosse mercoledì… mi stavo anche preparando per una riunione che quindi non ho, ah ah ah… ti richiamo domani”
. . .
Durante la delirante conference call Torino-Pistoia via Skype di ieri sera – per organizzare il capodanno a Londra – mi sono chiesto più volte se internet abbia davvero migliorato la mia vita.
Quanto ci vorrà perché Musharraf, da presidente di uno stato amico, diventi un pericoloso dittatore da eliminare per gli Stati Uniti? (gli scommettitori ricordino che in questo caso non c’è bisogno di inventarsi prove del possesso di armi di distruzione di massa)






