Archivio di agosto 2008

Tumblrando Malvino

[...] Sia consentita una riflessione personale: il simbolo della Chiesa di Roma non dovrebbe essere una Croce, ma una Faccia di Culo.”

Lost in lost – l’almanacco del giorno dopo

Oggi è nato John Locke.

Malvino chiama, Gilthas risponde

rana crocifissa

“Liberisti” de’ noantri…
Il loro (mio di certo non è) ministro delle infrastrutture:
“Matteoli assicura che ’sono previsti anche ammortizzatori sociali. Non vogliamo lasciare nessuno in mezzo a una strada’. E circa la ventilata possibilità di assorbimento di alcuni esuberi alle Poste, al Demanio e all’Agenzia delle Entrate ‘è tutto da decidere’, spiega il ministro.”
(Repubblica)
Que ¿linda? es Cuba!
La buona notizia è che a Cuba, la patria del tabacco, ho smesso di fumare – almeno per il momento.
La cattiva…
No, a parte gli scherzi, è un viaggio che sono contento di aver fatto, pur con tutte le sue difficoltà.
Difficoltà che possono essere riassunte in due parole:
shock culturale
Il primo impatto con Cuba, ovvero l’Avana, è stato piuttosto traumatico. La città conserva ancora i fasti dell’epoca coloniale, ma è circondata da un’estesa periferia che ad occhi non ancora smaliziati sembra proprio una favela e il suo centro dà un’impressione a metà tra Sarajevo subito dopo i bombardamenti e 1997 fuga da New York: palazzi una volta bellissimi apparentemente inabitabili, eppure abitati. Grandi magazzini risalenti a prima della rivoluzione, con le scale mobili murate, diventati spaccio governativo – un oggetto per ogni tipo, impolverato, probabilmente inutilizzabile, spesso a prezzi folli. Veicoli d’ogni tipo, dalle auto più o meno nuove noleggiate dai turisti, alle tipiche auto d’epoca tenute in vita non si sa come, fino alle biciclette e ai carretti trainati da cavalli, si affannano per le strade dissestate in un caustico odore d’olio bruciato e nafta che le nostre categorie euroX fanno ridere.
A rendere ancora più alieno questo scenario contribuiscono le enclaves riservate ai turisti, apparenti oasi di pace nel casino magno e cadente del socialismo subtropicale.
Non nascondo di aver nutrito, se non il mito, almeno una certa indulgenza nei confronti di Fidel, dell’ultimo baluardo del socialismo reale, il regime che non si presenta con le angosciose immagini dei soviet supremi nel gelo di Mosca ma con la calda musica latinoamericana.
L’indulgenza è scomparsa dopo aver guidato su strade che vanno dall’appena decente all’apparente distruzione causata da fuoco ripetuto di bombe a grappolo.
Dopo aver visto un bambino fare i capricci di fronte ad un finto pupazzetto di un finto batman che un bambino italiano non avrebbe neanche calcolato.
Dopo aver toccato con mano il fatto che conviene chiedere l’elemosina ai turisti piuttosto che lavorare, si guadagna di più.
Dopo aver letto ogni cento metri di strada un proclama più ridicolo dell’altro, paragonato alla realtà circostante.
Certo, il dubbio rimane: se non ci fosse l’embargo? Se non ci fosse stata la rivoluzione? Se il regime crollasse? Come sarebbe Cuba?
Ora i cittadini cubani hanno l’alloggio gratuito, un minimo di cibo garantito, l’istruzione, infrastrutture come l’acquedotto e la corrente elettrica e l’assistenza sanitaria – seppur non corrispondente ai molto spesso lusinghieri racconti che si sentono. Non stanno bene, ma non stanno neanche malissimo, tanto è vero che Cuba è un posto sicuro. Ho dormito tranquillo e quasi confortevole in un posto che sembrava lo Zen all’ennesima potenza. Abbiamo camminato per le strade molto spesso buie delle grandi città, anche in zone periferiche, senza che avvertissimo alcuna sensazione di pericolo, nonostante ci portassimo dietro l’equivalente cubano di una fortuna in contanti. E, nonostante la generale impressione di devastazione, la stragrande maggioranza dei cubani è ben vestita e curata.
Nel caso non si fosse capito, è stato un viaggio molto impegnativo, sia fisicamente, sia emotivamente. Per quanto mi fossi abituato alla realtà circostante, comunque il puzzo dei veicoli, i carretti a cavallo nel mezzo dell’autostrada, i palazzi cadenti, la gente persa nel gioco del domino perché non ha niente di meglio da fare, costituivano un rumore di fondo insopprimibile, da cui devo ammettere di aver trovato parzialmente sollievo negli hotel all inclusive dove abbiamo dormito in qualche tappa, parzialmente perché essi stessi stridevano al confronto con la realtà circostante.

Non so se c’è una conclusione da trarre da tutto ciò, ma una cosa mi è chiara: mai fly and drive in un paese che non sia del primo mondo!

Interrupts are like children

Domani parto per Cuba. L’assenza ha una durata prevista (prevista perché non escludo la possibilità che decida di rimanere lì) di due settimane.
Nel frattempo, meditate sulla grande verità riportata nel titolo di questo post.