Archivio di novembre 2009

Vita da bauscia/Sai Baba
(primo post dopo un collasso del blog, rianimato da me medesimo)

Succede anche questo. Succede che sei in metro e, nella pausa tra una canzone ed un altra (powered by iPod(tm)), capti la conversazione tra un gruppo di sciure e senti le seguenti parole: “Sai Baba è una figura che mi affascina”.

Ancora sul crocifisso
(vi assicuro che farei volentieri a meno di spendere altre parole ed energia emotiva per parlare di una questione che in qualsiasi paese civile sarebbe banalmente non-esistente)

Aggiungo i miei due centesimi alla questione del crocifisso nelle scuole, ma invece di scomodare i massimi sistemi, preferisco parlare della mia esperienza personale di alunno non cattolico di una scuola elementare italiana.
La mia maestra era molto cattolica, e da brava maestra cattolica che avrà avuto 50 anni agli inizi degli anni ‘80, ci propinava – in perfetta buona fede, per carità, ma, come si suol dire, la strada per l’inferno… – tutta l’iconografia del caso, con la preghierina ad inizio lezione, le recite di natale, pasqua, la madonna, i santi e compagnia andante. Io, di tutto, ricordo molto chiaramente due o tre episodi… spiacevoli, per così dire.
Il primo riguarda la preghierina. Io non avevo mai pregato – l’educazione religiosa protestante è molto più progressiva e meno invasiva rispetto a quella cattolica, e molto ragionevolmente si rende conto che un bambino di 6 anni non è abbastanza maturo per pregare con la consapevolezza necessaria, perciò preferisce soprassedere e porre le basi per suddetta consapevolezza – e quindi ho iniziato ad imitare i miei compagni. Passi per il padre nostro, ma il segno della croce – il prefisso telefonico per mettersi in comunicazione con le alte sfere, se ci pensate – non viene riconosciuto dal protestantesimo, perciò dopo un po’ – dopo una chiacchierata tra mia madre e la maestra, immagino – sono stato dispensato dal farlo. Ripeto, un bambino di 6 anni non ha gli strumenti per capire cosa sta succedendo, e l’unica cosa sensata che può fare è sentirsi diverso. Magari non proprio escluso, ma diverso sicuramente, e non è una cosa simpatica.
Il secondo riguarda il mio periodo mariano, per così dire. La maestra di cui sopra – per altro una brava persona ed una brava insegnante – ci aveva sfrantecato così tanto i maroni con maria e l’immacolata concezione nell’ambito della festa della mamma, che avevo cominciato a recitare l’ave maria – i protestanti non venerano la madonna, non venerano neanche i santi, sono piuttosto ligi al secondo comandamento. Di nuovo mia madre deve aver fatto una chiacchierata con la maestra, e per fortuna sono uscito dal periodo mariano.
Il terzo riguarda nientepopodimenoche lourdes. Non mi ricordo come, ma in classe era comparsa una di quelle madonnine souvenir di lourdes, quelle trasparenti piene di acqua. Alla faccia del rispetto delle mie specificità religiose, nessuno ha avuto niente da obiettare quando ho bevuto un sorso di quell’acqua – di cui ricordo chiaramente il gusto di muffa (santa?). Ovviamente se non ci credi è solo acqua cattiva, ma, nonostante fossero gli anni in cui iniziava l’introduzione dell’ora alternativa all’insegnamento della religione cattolica, eri platealmente incoraggiato a “cattolicizzarti”.
Tutto questo per dire che, nella mia esperienza personale, il crocifisso, e la religione intesa in senso lato, a scuola è un elemento di divisione, di esclusione, di diseguaglianza, di prevaricazione, quasi di conversione. Infine, la mia esperienza rimane nell’ambito della cristianità, va da sé che se io fossi stato di un’altra religione, e magari immigrato, le cose sarebbero state molto peggiori.