Giornata tipo di un depresso medio

Istruzioni per l’uso: il post si basa su fatti realmente accaduti a… uhm, vediamo un po’… sì, ad un mio amico. Nel caso ve lo chiediate, sembra che adesso stia bene.

(All’inizio sei più insofferente e irritabile del solito. Poi cominci a dormire male. O viceversa. O contemporaneamente. Nel frattempo ti succede qualcosa di sgradevole, o riemergono fatti oscuri del tuo passato, il che potrebbe giustificare il tutto. Fai le tue belle sedute di autoanalisi, ma con scarsi risultati. Comunque non ti preoccupi più di tanto, non è la prima volta che ti senti un po’ giù, passerà. E senza essere in grado di stabilire il punto di svolta…Smilie: ;)
Arrivi al lavoro, dopo aver vissuto come un’offesa personale il traffico caotico o la cronica inefficienza dei mezzi pubblici, a scelta. Ti siedi alla scrivania sentendoti uno schifo e ti viene voglia di piangere, senza alcuna ragione apparente. Ovviamente non te lo puoi permettere, e allora cerchi di produrre qualcosa – qualcosa che ti sembrerà sempre e comunque come minimo scadente, nonostante tutte le lodi sperticate che ti possano essere fatte – e di mostrare al mondo una facciata di normalità (non che ci voglia molto, la gente vede quello che vuole vedere. E in ogni caso lavorare aiuta. Molto)
Cerchi di tirare avanti per le tue otto ore più una di pausa pranzo, e torni a casa, dopo aver vissuto come un’offesa personale il traffico caotico o la cronica inefficienza dei mezzi pubblici, a scelta. Se è giornata di palestra, vorresti solo chiuderti in un angolino a piangerti addosso, ma cerchi di resistere all’impulso, perché sai che se metterai su – o ti sembrerà di mettere su – anche solo un etto, ti sentirai ancora più uno schifo, e poi l’attività fisica aiuta. Se invece non è giornata di palestra ti schianti davanti al PC a giocare al solitario, sentendoti uno schifo perché avresti almeno potuto provare a fare qualcosa di più costruttivo.
Può essere che tu debba uscire con gli amici – perché sei stato invitato, la sola idea di organizzare qualcosa ti sembra una fatica impossibile. Non ne hai voglia, e più o meno inconsciamente cerchi una scusa per startene a casa, ma poi ti fai forza ed esci, perché se non lo fai è peggio. Magari in compagnia ti senti relativamente bene, ma quando torni a casa il solito schifo è lì che ti aspetta.
Ti corichi, sapendo già che farai fatica a prendere sonno, dormirai male e ti sveglierai almeno un’ora prima di quanto dovresti, senza speranza di riaddormentarti – salvo poi avere gli occhi che ti si chiudono dal sonno durante la giornata.
Arrivi al lavoro, dopo aver vissuto…
(questo nel caso si abbiano molteplici fortune: aver capito cosa ti sta succedendo, conservare un briciolo di lucidità mentale che ti permette di evitare errori fatali, avere degli amici con cui parlare della situazione. Una fortuna ancora maggiore sarebbe quella di aver cominciato una cura ‘seria’, ma è difficile.
Depressione fa rima con manicomio.
Anche se vai dal tuo medico di famiglia, questi non può far altro che darti dei palliativi, ma sarebbe meglio di no, e poi indirizzarti da uno psichiatra, che costa tempo, e denaro. E fa ancora più rima con manicomio)

Categoria(e): Me, myself and I

6 commenti a Giornata tipo di un depresso medio

  1. Innazitutto si chiama psicologo, secondariamente non fa per nulla rima con manicomio. Il casino è che la terapia funziona quando tu sei in una condizione mentale pronta a farla funzionare. ora, la domanda che si dovrebbe fare il tuo amico non è se sta abbastanza male da cercare aiuto medico, ma se sta abbastanza bene da infilare mani e peidi dentro se stesso e scavare fuori delle cose, che spesso sono bellissime. (Per inciso, iol mio fa tariffa minima, sono 40 euro a seduta, che spesso sfora l’ora pattuita, per quattro sedute al mese. A me, arrivata alla terza fattura mensile, pare un affarone, praticamente una roba da farne scorta in casa. Anche perché, ti assicuro, quell’ora alla settimana lì è una delle cose più divertenti, praticamente esilarante, che abbia mai fatto in vita mia. La consiglio al tuo amico, non fosse altro perché ci si diverte da matti. Davvero!)

  2. Non credo che il tuo amico abbia fatto una reale esperienza depressiva.

  3. Come scrissi a suo tempo, tra il sentirsi depresse e l’essere depressi c’è una linea sottile. Che cerco di non oltrepassare un’altra volta. Epperò, quando ci si sente depressi magari qualche questione da risolvere c’è!

  4. Depressione non fa rima con manicomio (questo è un pregiudizio duro a morire). Depressione è una malattia dell’animo. Se hai il corpo malato vai dal medico e ti fai curare. Se hai l’animo malato, perché non dovresti fare la stessa cosa? (posto che, come osserva AmicaB, di depressione si tratti, oppure solo di una situazione di difficoltà passeggera. Ma anche questo andrebbe appurato, magari con l’aiuto di uno psicologo). L’autoanalisi, in ogni caso, non serve.
    Per il resto, un abbraccio al tuo amico :-*

  5. L’autoanalisi serve un casino, se sei capace di farla sul serio. Il problema è che l’autonalisi tratta essenzialmente il conscio, mentre cwerte cose vanno trattate anche dal punto di vista dell’inconscio. E la depressione non è solo una malattia dell’animo: il depresso spesso ha anche squilibri a livello della chimica del cervello (come l’insonne che può avere la serotonina a singhizzo), che però spiegano il sintomo e non la causa: un farmaco giusto può servire a tamponare il sintomo quando è troppo “ingombrante”, ma lo psicologo sa che il sintomo è prezioso perché fornisce il materiale su cui lavorare, ammnesso che non amazzi il paziente (nel quale caso può essere utile mettere una pezza temporanea).

    per inciso, sappiamo tutti qui, compreso l’amico tuo, la differenza tra psicologo e psichiatra? Lo psicologo non è nemmeno un medico, nel senso stretto del termine, lo psichiatra è il medico che si specializza nelle malattie mentali e quindi negli squilibri biochimici del cervello. Lo psicologo cura i sani di mente che hanno questioni da risolvere, lo psichiatra cura i malati di mente. Lo psicologo ha come strumento principale la “terapia della parola”, lo psichitra ha come strumento principale lo psicofarmaco. Lo psicologo, in taluni casi limite, può fare ricorso a farmaci (che consiglial poi il paziente va dal medico per farseli prescrivere), lo psichiatra può usare l’analisi come strumento terapeutico, ma sempre e comunque secondario rispetto alla terapia faracologica classica. Un tempo gli psicologi consigliavano anche l’LSD e financo la cocaina (YEAH!). Un tempo gli psichiatri eseguivano lobotomie ee elettroshock (UGH!).
    Al tuo amicl, Gil, potrebbe fare bene andare da uno psicologo con cui fare tante chiacchiere, qualche trance (una volta nbello studio del mio aleggiava un gran odore di canna, e buona pure!) e (giuro!) tante risate.

  6. Forse ci sono argomenti troppo personali per essere discussi su un blog pubblico, più personali addirittura di cosa si fa a letto, e con chi. Mi scuso con chi possa esserne eventuale rimasto colpito. Ho deciso di togliere la possibilità di ogni ulteriore commento.